La "
Compagnia degli Stracci
" nasce con l'intento, non soltanto artistico, di
aggregare le persone (con particolare attenzione alla
componente giovanile) nel contesto urbano e sociale, attorno
ad un progetto creativo che si fonda sull'espressività e
sulla comunicazione teatrale, soprattutto nelle forme del
"teatro di strada". “La creatività, l'impegno sociale e la
ricerca, spesso vissuti come mobilitazione e sussulto, sono
strategie di intervento contro il disagio giovanile e sono
scelte obbligate per stare insieme in modo alternativo, non
commerciale o soprattutto non privato. Uscire, infatti,
dalla propria indifferenza e solitudine è obiettivo primario
che soggiace all'intero progetto”.
La ricchezza del
gruppo, composto da trenta elementi più due tecnici, è la
sua eterogeneità:; studenti, insegnanti, operatori
professionali del settore, operai, impiegati provenienti da
differenti parti del territorio nazionale e diverse
esperienze personali magistralmente mescolate a grande
professionalità in ambito teatrale. Il nucleo storico della
CDST lavora dal 1995, a vario titolo, nel settore delle
artiterapie.
Il genere di
scuola applicata è una sintesi originale del lavoro del
teatro-laboratorio di
Grotowski, con il
rigore metodologico del processo creativo attorale, e il
fenomeno interdisciplinare del
Living Theatre,
almeno per quanto concerne la spettacolarizzazione. La
centralità dell'attore e della sua espressione fisica e il
rapporto con lo spettatore, sono momenti di assidua ricerca
che la CDST, non senza motivi di novità, approfondisce con
il corso di perfezionamento. Tra gli obiettivi del loro
training fisico (dalle esperienze di 'Sblocco Corporeo' agli
esercizi di 'Riappropriazione') si ritrovano alcuni tra i
più noti passaggi funzionali della riabilitazione vera e
propria. Tra questi:
1.
scaricare le tensioni fisiche e dare mobilità alla colonna
vertebrale
2.
conoscere le proprie possibilità di movimento
3.
eliminare lentamente le inibizioni motorie
4. ampliare
i movimenti conosciuti
5. giungere
alla creazione di gesti e di azioni nuove
6.
allenarsi a prendere contatto con l'energia fisica,
attraverso la fatica
Sul nascere la
CDST decise di promuovere un percorso di formazione teatrale
autonomo dalla matrice letteraria. La ragione è
principalmente educativa e trae spunto dalla considerazione
del lavoro spesso incompleto che l’istruzione formale
propone in relazione alla produzione teatrale e ad alcune
sfere della cultura contemporanea. Gli autori che si leggono
nelle scuole italiane sono sempre gli stessi; le letture
sono condotte in maniera asettica, prive di
contestualizzazione; gli autori sono destoricizzati, mal
letti o non letti del tutto. Nella loro esperienza hanno
preferito proporre un lungo lavoro di studio sul gesto,
sullo sblocco corporeo, sulla maschera, sulla bioenergetica,
che sono punti-base per una riflessione più ampia che
investe la sfera emozionale e il gioco dei ruoli sociali. È
evidente che non si tratta di negare la parola scritta o il
segno narrativo. Si tratta di ripercorrere un ambiente
saturo di informazioni e di codici linguistici, di
comprenderlo e di riqualificarlo. Il necessario ritorno alla
parola è il nodo intercomunicazionale e d'incontro tra
individui.
La scelta dei
temi è sempre frutto di un'ampia azione collettiva. La CDST
lavora esclusivamente su temi prossimi alla sensibilità ed
ai problemi del nostro tempo. Un 'teatro politico' nel senso
più ampio del termine è la Funzione-Direzione pedagogica del
nostro lavoro. In quest'ottica non è possibile, infatti,
pensare ad un percorso di formazione attorale senza che esso
si giochi nella proiezione collettiva della
comunicazione-rito che la rappresentazione teatrale prevede
e determina. “Il teatro-propiziatorio deve, per essere
duraturo ed efficace, persino sul piano artistico,
'risvegliare' lo spettatore. Lo spettacolo, se non vuole
restare una conquista precaria o illusoria, procede dallo
shock e giunge alla visione (A. Artaud)”. Lo studio teorico
e pratico occupano, insomma, la maggior parte dell'attività
della CDST. Ogni singolo allestimento è il risultato di una
molteplicità di interessi e di percorsi culturali
approfonditi. La ricerca teatrale è pionieristica: c'è un
continuo e necessario bisogno di apprendistato, dovuto al
fatto di considerare il lavoro ermeneutico sulla realtà come
prioritario. Anche la ricerca stilistica e narrativa segue
di fatto la necessità di proporre una visione sintetica
della realtà e dei suoi drammi che si consumano
quotidianamente.
La CDST intende
il teatro come una forma, la più originale, della
cittadinanza attiva. Non si tratta di aggredire lo
spettatore, né di produrre un bagliore particolare di
vicende altrettanto particolari, ma di dare un contributo
attraverso l'empatia e il possesso del fisico e del gesto,
alla riappropriazione dell'impegno sociale. Con Franco
Fortini, compianta figura di intellettuale coerente fino
alla fine, la CDST seguì un percorso di approfondimento su
questi temi, intrattenendosi a lungo con il poeta-saggista,
al fine di cogliere le principali urgenze del periodo
storico attuale e fu chiaro subito dall'inizio che una nuova
sensibilità socio-politica avrebbe dovuto, per essere
disincantata e tenace, partire dalla sperimentazione di
nuovi linguaggi e nuove forme di analisi sociale. Il teatro,
un 'nuovo teatro' per l'appunto, poteva servire al caso.
La fruizione
dell'Evento-Spettacolo è evidentemente non convenzionale. Lo
spazio scenico è quasi sempre uno spazio ampio, privo di
posti a sedere fissi o unidirezionali. I punti di
osservazione sono tanti quanti le zone di realizzo di ogni
singola scena. Ogni spettatore-attore, non potendosi più
identificare in una parte precisa e cristallizzata, non deve
sentirsi a proprio agio, al 'proprio posto'; egli è
coinvolto in prima persona in ogni scena o sequenza di scena
ed è posto in condizione di fruire al meglio
dell'esperienza, contribuendovi fattivamente. E' ovvio che
non si tratta - se non in pochi e 'controllati' casi - di un
coinvolgimento diretto personale. Lo spettatore che decide
in entrare nell'articolazione della vicenda, è membro di un
gruppo che come tale è chiamato in gioco.
La CDST ha,
negli anni, affinato tecniche che gli consentono di chiamare
in causa il pubblico tenendo costantemente la situazione
sotto controllo. Le reazioni fisiche o psichiche vengono
monitorate dagli stessi 'attori' che dirigono l'andamento
emozionale dello spettacolo. Il pubblico viene avvertito
prima dell'inizio dello spettacolo, che dovrà entrare 'di
persona' nella vicenda narrata e ogni ulteriore
drammatizzazione intrapsichica è accompagnata e rielaborata.
Ma al pubblico spetta - come sempre - il giudizio
sull'esperienza provata: al termine di ogni spettacolo viene
allestito un dibattito, nel quale si spiegano i generi e le
forme e si razionalizza la vicenda. Queste caratteristiche
di costruzione e di conduzione, fanno dell'opera teatrale un
work-in-progress, il cui obiettivo di fondo è, appunto,
quello di modificarsi nel tempo e nello spazio scenico.
La CDST ha lungo
gli anni condotto spettacoli innovativi ad alto impatto
emotivo e pedagogico in molteplici località italiane ed in
diversi luoghi spaziando dal teatro in senso geografico fino
ai più variegati spazi, incluse piazze cittadine,
ex-ospedali, aree dimesse, gallerie e quant’altro.